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Nada yoga, il suono che nasce dal silenzio
TRATTO DA:
“L’UTILIZZO DEL NADA YOGA NEL COUNSELING”
di Catia Grandi (catiagrandi@libero.it)
Tesi finale della Scuola Superiore di counseling professionale, counseling filosofico e nonterapia
Il suono è la forza più potente e primordiale che abbiamo a disposizione. Per secoli i guaritori, con grande intuizione, hanno utilizzato l’effetto terapeutico del suono, e nelle tradizioni di tutti i popoli il suono, prodotto con gli strumenti più diversi, è stato considerato un mezzo potente per portare l’uomo in uno stato di benessere, di “allineamento”. Ad esempio, nelle culture native americane la musica ha avuto la funzione di unire le persone con rituali sacro-cerimoniali – di guarigione, riportando l’uomo all’unità con il tutto. Per le tradizioni sapienziali orientali liberare la mente dai pensieri è di fondamentale importanza, perché le emozioni e gli stati d’animo che la occupano, ne usurpano l’energia. Generare uno stato di silenzio mentale e aprirsi all’ascolto della matrice cosmica è l’ obbiettivo del Nada Yoga, poiché la buddhità, la Vera Natura, si può auto-rivelare attraverso l’uso di questa tecnica. Il termine “Nada”, deriva dalla radice sanscrita nad (flusso), e significa suono. Quindi Nada Yoga è lo Yoga del Suono: la via dell’unione con il divino attraverso il ritrovamento del suono primordiale, la cui eco si ritrova in tutta la natura. I purana tantrici, testi sacri – educativi rivolti a tutti, scritti dopo i Veda ( il primo Veda in forma scritta risale a 1500 anni a.C.), parlano del Nada yoga. La tradizione vedica vuole che, prima dell’apparizione del mitico saggio Vyāsa (chiamato anche l’avatar scrittore , al quale si deve la compilazione del grande poema epico Mahābhārata), le persone comuni potessero ricordare i Veda a memoria, anche ascoltandoli una sola volta, riuscendo a capirne anche tutte le implicazioni. Ma nell’epoca del Kali Yuga (l’era attuale), nella quale la durata della memoria si è notevolmente ridotta e gli individui sono spiritualmente meno acuti, Vyāsa discese nel mondo, e per servizio all’umanità, mise i Veda in forma scritta, li divise in quattro parti, e compose tutti i 18 Purana (specialmente il Bhagavata Purana); inoltre, è ritenuto l’autore del Vedānta Sutra, un importante testo Vedico che concilia versi delle Upaniṣad in apparente contraddizione tra loro. Poiché a Vyāsa è attribuita la meritevole impresa che permise all’uomo moderno di comprendere la divina conoscenza dei Veda, egli viene anche chiamato Veda Vyāsa, o “suddivisore dei Veda” (la parola vyāsa infatti può significare “dividere”, “differenziare”, o “descrivere”). In tutte queste millenarie filosofie, c’è una relazione tra suono e forma; una corrispondenza tra il macrocosmo e il microcosmo. Non si può parlare di suono senza parlare di forma. Qualsiasi cosa esista nel mondo fisico, astrale o causale, animata o inanimata, è fatta in forma e sostenuta in suono dalla vibrazione Divina. Secondo i Maestri Sufi, i mistici dell’ Islâm, la Creazione è la musica di Dio, infatti in tutte le tradizioni mistiche il suono gioca un ruolo vitale, come ponte tra il mondo fisico e quello astrale, l’inconscio e il conscio, la forma e ciò che è senza forma. Gli yogin, attraverso le tecniche respiratorie che si basano sulla lentezza e sulla profondità del respiro, escono dal tempo e controllano il suo scorrere: l’ inspirazione riassorbe, e l’espirazione genera. Il respiro dunque è importantissimo, perché è alla base della vita e del suono … ed il suono è la domanda stessa. Emettendo il suono, l’uomo formula domande. Stare nella domanda è la chiave per stare nel tempo, in quanto muovendosi in un universo vuoto, la domanda si rivolge solo a sé stessa, perché al massimo incontra il suo eco, mai la risposta. Ahimè, l’uomo moderno è prigioniero del tempo, la sua forma mentis viziata fugge dalla domanda, e di conseguenza, dalla morte-dalla madre-dalla natura. Cercando affannosamente risposte, inevitabilmente genera ansia perché non sa con certezza se la risposta che ha trovato è quella giusta …, ma … Non esistono risposte! La sola risposta alla vita è il non essere: è la morte delle paure e delle speranze. L’esistenza è la splendente vacuità del nulla! (nel Surangama Sutra, uno dei testi più importanti del Buddismo, il Buddha dice che la vacuità del nulla è la vera essenza della coscienza). Stare nella domanda, e quindi nell’ostacolo, significa avere l’opportunità di potenziare la visione, di succhiare la forza per agire. Al contrario oggi, cercare la risposta è fondamentale perché diminuisce la soglia del dolore . Il dolore è potere, e l’uomo non riesce a fronteggiare la stessa forza che è in lui, e ipnotizzato – anestetizzato, e costruendosi false certezze, evita il dolore, e la domanda di conseguenza. Il “carattere” e la “qualità” della nostra voce influenzano direttamente gli eventi, in quanto la voce ha un potere formatore. Lavorare sulla voce , oltre che ad essere è molto affascinante, ci permette di raggiungere gli obiettivi materiali/spirituali (due facce della medesima medaglia), che ci siamo prefissati. Nella Bagavad Gita si legge: “compi l’opera che ti è stata affidata poiché l’azione è infinitamente superiore alla non-azione”. Avere successo è riuscire a compiere l’azione. Essere motivati, fiduciosi, positivi e energeticamente carichi al punto da poter compiere l’azione è lo stato del successo. Il successo non è nel risultato dell’opera, ma nella forza di compierla; questo si legge sempre nella Bagavad Gita, con un verso che recita: “tu hai diritto all’azione, non ai frutti dell’azione”. Il potere creativo della parola, è raccontato anche nei testi sacri di tutte le tradizioni spirituali occidentali e orientali. I salmi 32-33 della Bibbia recitano: “Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera”, mentre nel Rig Veda c’è scritto che “quando gli Dei pronunciano il nome delle cose, queste vengono create”. Ancora, dal Vangelo secondo Matteo: “In base alle tue parole sarai giustificato o condannato”. La voce ci segnala qual’ è la relazione tra noi stessi e il mondo. Infatti, la voce cambia a seconda dell’emozione che proviamo; della persona con cui interloquiamo (che non è una persona a caso, ma generalmente è la nostra proiezione del padre o della madre). La voce cambia anche a seconda del piacere che prova l’organismo, perchè il piacere organico influenza la voce, e viceversa; quindi lavorare sulla voce significa anche avere il potere di influenzare-aumentare il piacere organico. Il piacere organico è la sorgente del potere personale, ed è una meta raggiungibile ripulendo i sensi dal condizionamento. Secondo Naropa (maestro dello yoga himalayano, vissuto nel 960 d.C.,), il piacere immoto – quel piacere che non è vincolato da nessun oggetto esterno — se alimentato, impedisce di rimanere imprigionati nella ruota del samsara, poiché il non provare piacere induce a compiere azioni nefaste che conducono al samsara, la ruota delle rinascite. Quindi il piacere è il motore del cambiamento: più c’è piacere nell’organismo , più c’è beatitudine nell’anima. Quando non c’è piacere si è trattenuti dall’agire, e non si può compiere l’opera. Qual è la percezione ordinaria del suono? Siamo sensibili al suono anche quando non ce ne rendiamo conto ed ascoltiamo non solo con le orecchie ma con tutto il corpo. A proposito, sono stati fatti vari studi ed esistono varie sperimentazioni che dimostrano come i suoni delle varie vocali e delle varie lettere dell’alfabeto vanno a toccare determinate parti del nostro corpo. Quest’analisi è stata fatta in particolare dalla psicofonia che ha illustrato una dettagliata cartografia sulla relazione fra le frequenze della scala musicale ed il corpo umano. A seconda del livello di consapevolezza della persona, il suono può far percepire a livello sottile una serie d’informazioni che vengono trasmesse da chi emette il suono. Così, se si è arrabbiati, si può emettere anche un suono piacevole, ma l’informazione che viene passata è un’informazione diversa. Alfred Tomatis, un otorinolaringoiatra francese , all’incirca cinquant’anni fa fece una serie di scoperte sorprendenti per l’epoca, che lo portarono allo sviluppo del metodo Tomatis. La finalità di questo metodo era di rieducare il nostro ascolto migliorando così le capacità d’apprendimento e di comunicazione. I suoi studi hanno delineato il rapporto dell’organo dell’udito con la psiche, scoprendo che primariamente, esso è un sistema per produrre la ricarica corticale e favorire il potenziale elettrico del cervello. L’orecchio trasforma le stimolazioni che riceve in energia neuronica destinata ad alimentare il Sistema Nervoso. Secondo Tomatis, un buon orecchio ha la sua controparte in una voce di buona qualità e tonalità, e un problema di ascolto generalmente non è il risultato di una causa organica ma ha un’origine psicologica. In migliaia di casi studiati, il dr. Tomatis ha osservato che molti pazienti raccontavano di situazioni nei primi anni di vita in cui escludevano certi stimoli provenienti dall’ambiente, più particolarmente quelli del linguaggio parlato. Situazioni di trauma emotivo a volte accompagnate da un trauma fisico portavano all’esclusione delle informazioni come protezione. Gli scienziati dei nostri giorni, hanno scoperto che le voci degli esseri umani, il suono delle maree, il canto degli uccelli e dei delfini sono in un certo senso la stessa cosa, cioè presentano la stessa forma d’onda. Rallentando le registrazioni di voci umane si ottengono suoni simili a quelli delle maree oceaniche, accelerando la registrazione della voce umana il suono diviene simile al canto dei delfini ed accelerando ancora si ottiene un suono che assomiglia molto al canto degli uccelli e via via che l’accelerazione aumenta il canto dei grilli. Anche le registrazioni dei suoni dello spazio, effettuate a bordo di navi spaziali mostrano una sostanziale somiglianza con il suono delle maree, ed il suono degli anelli di Urano sembra essere simile a quello delle ciotole tibetane. Ai giorni nostri, gli scienziati ritengono che l’eco dell’esplosione del Big Bang sia ancora oggi udibile con degli apparecchi sofisticati, e che tale primitiva vibrazione, è ancora udibile anche all’interno della nostra struttura psicofisica, a patto che l’intera struttura psicofisica sia acquietata ed in silenzio. C’è un profondo assorbimento del suono nella carne e nelle ossa: nella visione yogica, i vari rumori della pioggia, della tromba, delle campane, delle conchiglie, e delle onde, sono i suoni interni dei sette centri energetici detti chakra. Ascoltiamo in proposito alcuni brani da una Upanishad: “Lo yogi, durante la pratica, ascolterà il suono celeste dall’orecchio destro; praticando la meditazione sulla relazione tra lo spazio e l’udito si percepisce la musica delle sfere. Il sussurro del suono interiore assomiglia al rumore delle onde dell’oceano, a quello della pioggia che cade, a quello dei ruscelli di montagna, agli echi delle campane e delle conchiglie marine. Nell’Apocalisse di San Giovanni, capitolo primo, versetti 10-12, si legge: “Nel giorno del Signore lo Spirito s’impadronì di me e udii dietro di me una voce forte come una tromba. Mi voltai per vedere chi stava parlando con me, e vidi sette candelabri d’oro. La voce era simile al fragore di grandi acque. Egli teneva sette stelle nella mano destra”.